L’eredità del dolceamaro
Ivan Sciapeconi
Violante Malavasi è cresciuta in una botte per aceto balsamico, davanti al camino della grande osteria di famiglia.
Dal fuoco ha ereditato il carattere ingovernabile, al balsamico deve forza e istinto. Honoré è un funambolo leggero come l’aria, un orfano senza radici. È l’anno zero del Novecento, il Favoloso spettacolo da Parigi è appena arrivato a Bastiglia, un piccolo paese in provincia di Modena.
Quando Violante alza gli occhi e vede il giovane Honoré sfidare il vuoto capisce che non tutti gli uomini sono fatti di terra. Lui, dall’alto della fune, vede nella ragazza un’inequivocabile promessa di libertà e una storia a cui appartenere. Honoré non sa che il passato dei Malavasi riposa ancora nella soffitta della grande osteria: un balsamico antichissimo, sopravvissuto ai duchi e al passaggio di Napoleone, indifferente allo scorrere dei secoli.
Il Novecento non è però un secolo come tutti gli altri. Le sue guerre sono distruttive, le innovazioni strabilianti e la velocità dei giorni incompatibile con i ritmi lenti del balsamico.
Così, quando la Grande Storia arriva a Bastiglia, nessuno può dirsi realmente preparato: non lo sono certamente i figli maschi di Violante e Honoré, che si lasciano trascinare via dalle opposte correnti del nuovo secolo. Se c’è una speranza, è nello sguardo della piccola Amelie, la loro unica figlia femmina. Forse, solo il suo sguardo ambivalente, con gli occhi di colore diverso, può cogliere il dolce e l’amaro per immaginare un futuro migliore.
Ivan Sciapeconi, già autore di numerosi libri per ragazzi, ci consegna con L’eredità del dolceamaro il suo romanzo più maturo e avvincente, dal respiro ampissimo, che indaga le contraddizioni di un secolo, il Novecento, e affonda nel cuore dei legami familiari per svelarne luci e ombre, asperità e dolcezze.